Oltre il viaggio, il diritto alla bellezza Accessibilità, turismo e progettazione possibile: la visione di Cityfriend srl Società Benefit
- Heimat Studio

- 22 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Esistono realtà che non si limitano a migliorare un servizio, ma lavorano per cambiare lo sguardo con cui quel servizio viene pensato. Cityfriend, Società Benefit, è una di queste. La loro visione è radicale nella sua semplicità: rendere l’esperienza turistica e culturale più facile e più ricca di bellezza.
Per tutte e tutti.
Non come slogan, ma come pratica quotidiana.

L’accessibilità non è un favore, è una condizione di possibilità
Nel racconto comune, l’ accessibilità viene spesso ridotta a un elenco di barriere architettoniche da abbattere. Cityfriend ribalta questa logica: l’ accessibilità non è una concessione, ma una condizione di possibilità. Parliamo di un universo umano vasto ed eterogeneo: famiglie con bambini e bambine piccole, persone anziane, viaggiatori e viaggiatrici con esigenze alimentari specifiche, persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive. Per troppo tempo il turismo tradizionale ha trattato queste realtà come “eccezioni”. Cityfriend lavora per l’esatto opposto: non adattare il viaggio alla persona, ma progettare i contesti perché siano abitabili da chiunque.
L’ informazione come primo atto di cura
Uno degli ostacoli più grandi del turismo inclusivo è l’ approssimazione. Dire che una struttura è “accessibile” non significa nulla se non si specifica per chi e in che modo. In collaborazione con le associazioni di categoria, Cityfriend ha sviluppato protocolli di mappatura rigorosi che analizzano ogni aspetto dell’esperienza: dai parcheggi alla domotica delle camere, dalla trasparenza dei menu alla fruibilità dei percorsi comuni. Questo lavoro non è solo tecnico. È un atto di onestà intellettuale. Fornire informazioni corrette e verificabili significa restituire alle persone il potere di scegliere in autonomia, trasformando l’informazione in una forma di rispetto e di autodeterminazione.
Formare una nuova cultura dell’accoglienza
Una struttura può essere tecnicamente perfetta eppure relazionalmente respingente. Per questo Cityfriend ha già formato oltre 650 operatori turistici e culturali, lavorando non solo sulle procedure, ma sui linguaggi, sugli atteggiamenti e sulla qualità della relazione. L’ obiettivo è accompagnare le strutture ricettive in un percorso di crescita che include: design inclusivo, capace di unire estetica e funzionalità comunicazione non discriminante, libera da stereotipi certificazioni di qualità, come la UNI/PdR 131:2023, che attestano un impegno reale In questa prospettiva, l’ accessibilità smette di essere un costo aggiuntivo e diventa un indicatore di eccellenza e qualità dell’ offerta.
Turismo accessibile universale: una visione che include
Cityfriend parla apertamente di turismo accessibile universale. Non solo superamento delle barriere architettoniche, ma possibilità concreta di partecipare alla vita turistica, culturale e sociale in condizioni di normalità. Questa visione attraversa musei, luoghi della cultura, visite guidate, eventi, strumenti digitali accessibili, contenuti multimediali, linguaggi facilitati. Il turismo diventa così uno spazio di cittadinanza, non un privilegio riservato a poche persone.
Quando le visioni si riconoscono
Nel leggere il lavoro di Cityfriend, ci siamo accorti di parlare la stessa lingua.
L’ inclusione non è un elemento da aggiungere alla fine di un progetto, ma il suo punto di partenza. Cityfriend lavora perché il turismo diventi un’esperienza possibile e bella. Noi lavoriamo perché i luoghi e i servizi sappiano raccontarsi in modo onesto, leggibile e rispettoso. Entrambi crediamo che la cura delle relazioni sia la base di ogni processo progettuale che voglia dirsi sostenibile. Una scelta culturale, prima ancora che etica In un’ epoca in cui termini come “sostenibilità” e “inclusione” rischiano di svuotarsi di significato, Cityfriend dimostra che un altro modo di fare impresa è possibile: competente, concreto, gentile. Non si tratta di costruire un “turismo speciale” per qualcuno, ma di rendere il turismo universale. Perché un luogo più accessibile non è migliore per qualcuno soltanto: è un luogo che funziona meglio per tutte e tutti.





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