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Casa Sinchetto: abitare il tempo, distillare relazioni

  • Immagine del redattore: Heimat Torino
    Heimat Torino
  • 18 feb
  • Tempo di lettura: 7 min

Ci sono progetti che nascono per occupare uno spazio nel mercato. E poi ci sono progetti che nascono per custodire uno spazio umano.

Quando abbiamo incontrato Casa Sinchetto, non abbiamo trovato “solo” un produttore di gin e liquori artigianali. Abbiamo trovato una casa vera, prima ancora che un brand. Un luogo attraversato da relazioni, da figli che giocano, da amici attorno a un tavolo, da un’idea di ospitalità che non è strategia ma postura esistenziale. Abbiamo provato a raccontare tutti questi ingredienti in un’unica ricetta: un’intervista.

Una conversazione che tiene insieme origine e visione, tempo e lentezza, artigianalità e relazione.Un dialogo che parte dal gin ma arriva molto più lontano: al modo in cui scegliamo di abitare il mondo, di accogliere l’altro, di costruire legami che restano anche quando il bicchiere è vuoto.

Perché, come ogni buona ricetta, anche questa non parla solo di ciò che contiene — ma di ciò che accade quando viene condivisa.


ginchetto bottiglia di gin

Casa Sinchetto nasce prima come luogo o come idea di prodotto? 

In che momento avete capito che non stavate “solo” facendo gin o liquori? Il nome Casa è una scelta forte. Che tipo di casa volevate evocare — e per chi? 

C’è stato un gesto, un momento o una necessità concreta da cui tutto è partito? 


CasaSinchetto nasce come luogo: è la nostra casa, che da sempre amiamo pensare come spazio dove accogliere, stringere relazioni, tessere fili. È così da sempre e quando – durante la pandemia del 2020 – non ci è più stato possibile far entrare le persone nella nostra casa, abbiamo pensato di portare la nostra casa nelle case degli altri. 

Lo abbiamo fatto inizialmente pubblicando una serie di video sui canali social – con il profilo CasaSinchetto – che giocavano su ciò che avevamo perso (una gara di canoa sul balcone, una spiaggia improvvisata nel nostro salotto, i nostri figli che partecipavano alle Olimpiadi di nuoto nella vasca da bagno…) cercando di raccontare che la mancanza di contatto fisico non si era per noi trasformata in mancanza di relazioni. Nei mesi successivi, quelli del lento ritorno alla socialità condivisa, ci siamo dedicati sempre più a quello che inizialmente era un passatempo – la produzione casalinga di gin e liquori – e quelle ricette hanno accompagnato il ritorno alla vita “normale”, all’ospitalità che tanto ci era mancata, alle serate con gli amici.

Quindi sì, se dovessimo identificare un momento, una necessità da cui tutto è partito, lo identificheremmo con i mesi di lockdown e quelli subito successivi, nei quali abbiamo aperto la nostra casa in modo diverso e abbiamo iniziato a pensare ai nostri Spiriti come a qualcosa di più di un semplice hobby.

Il nome del brand – CasaSinchetto – è quindi venuto da sé. È questa la nostra idea di casa: un luogo aperto, dove incontrare e conoscere persone, dove far entrare mondi che ci sono affini e mondi diversi, dai quali imparare e con i quali costruire.


Nei vostri processi il tempo è centrale: infusione a freddo, macerazioni lente, attesa. È stata una scelta tecnica, etica o anche politica? 

In un mercato che chiede velocità e numeri, come si difende la lentezza senza trasformarla in retorica? 


È vero: il mercato chiede velocità e numeri, tiene conto dei risultati che devono essere immediati, misurabili e possibilmente eclatanti.

A noi piace distinguere il tempo come facevano gli antichi greci: Kronos – il tempo che scorre lineare, cronologico – e Kairos – il momento opportuno, l’occasione propizia, l’istante speciale. Insomma, vediamo il tempo come quantità (Kronos) e qualità (Kairos). E pensiamo che siano entrambi importanti, e che l’uno non possa esistere senza l’altro. La sfida sta nel trasformare il tempo cronologico in momenti significativi. 

Quindi, se da un lato il tempo lineare è indispensabile per i nostri processi di produzione, ed è un tempo rigido che deve essere rispettato per ottenere prodotti di qualità, dall’altro il saper rallentare, il gustarsi l’attesa senza fretta, la consapevolezza che quel tempo contiene bellezza, è ciò che ci consente di non farci sopraffare dall’ansia da prestazione e di godere di ciò che facciamo senza trasformare la passione in ossessione.

Non è una posa radical-chic, è proprio il nostro modo di abitare la vita.


Cosa significa per voi artigianale, concretamente, nella quotidianità del lavoro? Qual è una fase del processo che il pubblico non vede, ma che per voi è decisiva? 


Artigianale vuol dire, molto semplicemente, che tutto – dopo essere stato desiderato, pensato, progettato – viene fatto a mano. Dall’acquisto delle spezie, scelte in modo consapevole, alla produzione – infusione, filtraggio, imbottigliamento – al confezionamento. Ed è in questa fase che succede una cosa piccola, che per noi è importante: ogni bottiglia è davvero unica e personalizzata, perché il lotto sull’etichetta viene scritto a mano. È un modo simbolico, ma anche pratico, per dire che in quella bottiglia ci siamo noi, e c’è il nostro desiderio di entrare in relazione con chi degusterà il nostro prodotto.


Nei vostri testi parlate spesso di convivialità, amicizia, intimità. 

Come si traduce tutto questo in un bicchiere? Pensate i vostri prodotti per un momento specifico della giornata o della relazione? 

Vi interessa di più stupire o accompagnare? E perché? 


La convivialità, l’amicizia, l’intimità, sono valori e aspetti dell’esistenza che ci appartengono e ci sostengono nella nostra vita personale e familiare. È intorno alla nostra tavola di casa che sperimentiamo i rapporti autentici, è a tavola che tiriamo le somme dalla giornata o condividiamo le nostre gioie e le nostre fatiche. 

I nostri prodotti sono pensati proprio per i momenti condivisi, a casa propria come in un locale. Accompagnare è sicuramente la nostra priorità, nel senso etimologico del termine (cum-panis, “condividere il pane”), e qualche volta accompagnare significa anche sorprendere e sorprendersi, accorgersi di un aspetto che non si era considerato fino a quel momento.


Casa Sinchetto è anche un luogo simbolico. Quanto conta per voi l’idea di “entrare” in uno spazio, anche quando si beve altrove? In che modo l’idea di casa influenza il modo in cui accogliete persone, collaborazioni, dialoghi? 


Come dicevamo prima, le relazioni umane sono per noi prioritarie. Entrare in uno spazio altrui, o far entrare altri nel nostro spazio, è ciò che ci fa stare bene, perché siamo convinti che nell’incontro con l’altro si nasconda una grande ricchezza.

Nella pratica questo significa raccontare i nostri prodotti, e non solo venderli, alle persone. E significa creare collaborazioni con realtà che sentiamo a noi affini. 

Grazie alla collaborazione con Manuela e la sua Trattoria POP* – che per noi è davvero “casa” – tentiamo di minimizzare gli sprechi. Manuela è una cuoca eccezionale, che non solo valorizza i nostri prodotti inserendoli nella sua cucina, ma riutilizza anche i nostri “scarti di produzione” per aromatizzare i suoi piatti, in una sorta di economia circolare.

Anche la collaborazione con Heimat nasce da una visione che ci accomuna. L’importanza di mettere le persone al centro, l’accoglienza come cura di luoghi, relazioni e esperienze, la volontà di costruire ponti per contribuire a una società più inclusiva: condividiamo pienamente il progetto di Heimat, e speriamo di contribuire con i nostri prodotti a rendere l’esperienza degli ospiti di Heimat un momento speciale.

Un’altra cosa: ci piace la filosofia del “vuoto a rendere” e chiediamo ai nostri clienti (aziende o privati), per quanto possibile, di riportarci le bottiglie vuote per dare loro nuova vita e rimetterle in circolo. Un patto di sostenibilità con i nostri clienti per fare attenzione all’ambiente. 


* Trattoria POP, via Spotorno 45, 10126 Torino


Secondo voi cosa accomuna progetti molto diversi (ospitalità, cibo, spiriti artigianali) quando condividono una stessa etica del fare? 

Che ruolo hanno oggi i piccoli progetti che scelgono la cura invece della scala?  Se Casa Sinchetto fosse una stanza di una casa più grande, che stanza sarebbe? 


Crediamo che ciò che accomuna progetti diversi che condividono la stessa etica del fare sia il prendersi cura, l’attenzione alla persona. E questo è sicuramente più facile nelle piccole realtà, dove i numeri contano meno dei rapporti umani.

I piccoli progetti sono ciò che ci tiene ancorati alla realtà, ciò che ci sostiene nella fatica, ciò che ci aiuta a non sentirci soli. Dice un proverbio indiano che “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”: ecco, noi crediamo che i piccoli progetti siano una foresta silenziosa, e quel rumore che non si sente alla fine ci salverà, come singoli e come comunità umana.

Che stanza sarebbe CasaSinchetto in una casa? Sicuramente una grande sala riscaldata da un camino, piena di divani e tappeti per mettersi comodi, di musica che a volte – in sottofondo – accompagna le chiacchiere, a volte – a tutto volume – ci fa ballare a ritmo scatenato. Una sala luminosa, con grandi vetrate affacciate sul mondo e una porta sempre aperta per farlo entrare, quel mondo. E – ovviamente – Gin&Tonic per tutti!


Cosa sperate che resti alle persone dopo aver bevuto un vostro gin o un vostro liquore, quando il bicchiere è vuoto? C’è una parola che oggi sentite vostra più di tutte?


Ci piacerebbe lasciare nelle persone la curiosità di conoscerci, il desiderio di incontrarci per fare quattro chiacchiere. Crediamo nelle relazioni, crediamo nel valore della differenza che non è mai un limite – al contrario: è sempre una ricchezza –, crediamo che solo insieme si possa crescere come persone e come società.

Abbiamo molto a cuore le parole, perché abbiamo la convinzione profonda che le parole generano i pensieri e i pensieri generano il mondo, e che possiamo sentire, e vivere, solo ciò che sappiamo nominare. Quindi la nostra parola è quella che abbiamo scelto come nostro nome: “casa”. In tutte le sue sfaccettature: a casa si condividono le gioie più vere e le fatiche più profonde, a casa si accoglie l’altro e si trova lo spazio per stare soli, a casa si vive la quotidianità. A partire da questa parola, proviamo a fare la nostra parte per costruire un mondo accogliente, aperto, attento alle persone. Lo facciamo facendo quello che sappiamo fare: aprendo le nostre porte e offrendo prodotti buoni, nella speranza che molte persone possano costruire relazioni autentiche degustando un Ginchetto!






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