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Design invisibile, rischi molto concreti

  • Immagine del redattore: Heimat Studio
    Heimat Studio
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Avete presente quelle bellissime auto completamente lisce, senza sporgenze, con maniglie a scomparsa e virtual mirrors?

Chi di noi non ha mai immaginato di possederne una, magari per stupire gli amici con qualche effetto speciale? Oggi molti modelli sono già dotati di questi accessori che, al di là dell’effetto “wow”, migliorano l’aerodinamica riducendo i consumi e aumentando l’efficienza, soprattutto nei veicoli elettrici.

Tesla è stata tra le prime, ma anche Audi, Lotus e Honda hanno introdotto i virtual mirrors. Per quanto riguarda le maniglie a scomparsa, le troviamo su Tesla Model 3 e Model Y, Hyundai IONIQ 5, Kia EV6, Renault Mégane E-Tech Electric, Range Rover Velar, Mercedes-Benz Classe S e nei modelli elettrici EQS ed EQE, Porsche Taycan e 911, DS3, senza citare numerosi brand cinesi.


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Secondo il Codice della Strada italiano e le normative europee, gli autoveicoli devono essere provvisti di specchietti retrovisori esterni omologati, sia a destra che a sinistra. I virtual mirrors sono stati omologati come alternativa legale a quelli fisici perché rispettano i requisiti di sicurezza previsti. Per le maniglie a scomparsa, invece, fino a oggi nessuno aveva sollevato particolari obiezioni.

Ma, come spesso accade, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Quando si studia un nuovo prodotto o si introduce un’innovazione, in qualunque settore, è necessario valutare tutte le condizioni d’uso, anche quelle meno evidenti, e soprattutto gli aspetti legati alla sicurezza. Non ci si può limitare a confidare nel fatto che i collaudi su strada e le prove di funzionalità risolveranno i problemi “man mano che emergono”. Almeno non quando sono in gioco vite umane.


Secondo quanto riportato da un articolo di Paolo Travisi su la Repubblica, in Cina, a partire dai modelli in uscita dal 2029, le case automobilistiche non potranno più installare maniglie a scomparsa sulle portiere, fatta eccezione per il portellone posteriore. Negli Stati Uniti, invece, già dallo scorso anno sono in corso indagini sulle aperture meccaniche delle portiere delle Tesla Model 3 del 2022.

Perché questa attenzione improvvisa e questi divieti?

A causa di alcuni incidenti mortali che hanno coinvolto passeggeri rimasti bloccati all’interno dei veicoli perché le portiere con maniglia a scomparsa non si aprivano. Negli ultimi decenni le case automobilistiche hanno compiuto enormi passi avanti nella protezione degli occupanti in caso di incidente. Questa volta, però, è mancato un tassello fondamentale nella catena decisionale. E si è costretti a correre ai ripari, a mio avviso con un ritardo difficilmente giustificabile. E l’Europa? Ad oggi, latita.


Una riflessione che va oltre l’automotive

Questa vicenda pone una questione che va ben oltre il settore automobilistico: innovare non significa solo aggiungere tecnologia o migliorare le prestazioni, ma assumersi la responsabilità delle conseguenze reali dell’uso quotidiano.

La sicurezza non è mai un dettaglio estetico, né un requisito da verificare a posteriori. È una scelta progettuale che riguarda le persone, i contesti, le emergenze, le situazioni impreviste. È lo stesso principio che dovrebbe guidare ogni progetto che parla di spazi, abitare e servizi: pensare non solo a ciò che funziona quando tutto va bene, ma anche a ciò che serve quando qualcosa va storto.

Perché la vera innovazione non è quella che si nota subito, ma quella che protegge senza farsi vedere.

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