Il prezzo dello spreco: l’Europa mette al bando la distruzione dei vestiti
- Heimat Torino
- 16 feb
- Tempo di lettura: 2 min
ESPR è l'acronimo a cui dovremo abituarci, se parliamo o abbiamo a che fare con l'abbigliamento, accessori e calzature.
ESPR è il Regolamento Ecodesign Sustainable Products (UE 2024/1781) che l'Europa ha introdotto il 28 giugno 2024, in base ad una proposta iniziale della Commissione Europea del 22 marzo 2022, ed entrerà in vigore in tutti gli Stati membri il 19 luglio di quest'anno, perchè i Regolamenti europei, a differenza delle Direttive, entrano direttamente in vigore; sostituisce e ampia la precedente direttiva del 2009 (Direttiva Ecodesign 2009/125/CE).

Qual è la grande novità:
Le grandi aziende che si occupano di abbigliamento, accessori e calzature che operano all'interno della UE non potranno più distruggere liberamente i loro prodotti invenduti.
Perchè la Commissione è arrivata a questo:
perchè lo spreco del settore è diventato abnorme, con un impatto ambientale e climatico sempre meno sostenibile.
Cosa porta a tanto spreco:
Capi invenduti per proteggere il valore dei prodotti o gestire l'eccesso di magazzino; cicli di produzione molto rapidi e alti volumi della fast fashion che, anche in questo caso, si tramutano in eccedenza di magazzino; il boom dell'e-commerce che ha determinato grandi volumi di articoli resi online che vengono smaltiti anziché tornare in vendita.
Di quali cifre stiamo parlando:
la stima per la sola Europa è dal 4 al 9% di tessuti invenduti, distrutto prima ancora di essere indossato; in Germania e in Francia si stimano 20 milioni di articoli resi e più di 600 milioni di euro di articoli che finiscono in discarica o inceneriti.
Cosa prevede l'ESPR:
divieto di distruzione dell'abbigliamento che dovrà essere destinato al riciclo o forme circolari, poche le eccezioni; caratteristiche più stringenti su durabilità, riparabilità e riciclo degli articoli; comunicazione dei volumi degli invenduti e le modalità di gestione, con una rendicontazione.
Quali le tappe:
dal 19 luglio saranno le imprese di grandi dimensioni ad adottare le prime misure; la rendicontazione tramite un formato standard, dovrà essere introdotta da febbraio 2027; le medie aziende dovranno adeguarsi dal 2030; le piccole realtà al momento sono in larga parte esentate ma, immagino, nel tempo verranno previsti degli step specifici in base alle tipologie aziendali.
Obiettivi:
la Commissione europea, con questo Regolamento, intende rafforzare le pratiche sostenibili, forme circolari, spingendo sul cambio di mentalità del mercato composto dalle aziende che producono e clienti che acquistano e ridurre lo spreco di acqua, energia, materie prime e lavoro, oltre alle risorse naturali.




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